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Fortunato Depero: Il futurista pubblicitario

Trento 1892 - Rovereto 1960.

Fortunato Depero
Fortunato Depero nasce a Fondo (Trento) nel 1892. Studia alla Scuola Reale Elisabettiana di Rovereto. Nel 1913 pubblica Spezzature – Impressioni – Segni e Ritmi, un libro di disegni e poesie in chiave simbolista. Nello stesso anno, a Roma, incontra Marinetti, Balla e Cangiullo tramite la galleria futurista di Giuseppe Sprovieri, e diviene un membro attivo del movimento futurista (espone nella “Prima Esposizione Libera Futurista” del 1914).

Nel marzo del 1915 pubblica con Balla il manifesto Ricostruzione futurista dell’universo, in cui i due artisti inseriscono fotografie dei loro, “complessi plastici”, auspicano l’estensione della ricerca futurista a tutti i campi del design e delle arti applicate, e patrocinano uno stile futurista astratto che possa ricreare l’universo nella sua integrità e dare forma alle percezioni extrasensoriali. Allo scoppiare della guerra, Depero si offre volontario ma viene riformato. Durante la guerra esegue progetti per un’architettura futurista utopica. Nel 1916-17 incontra Sergej Diaghilev, che gli commissiona la scenografia e i costumi per il Canto dell’usignolo di Igor Stravinsky. Nello stesso periodo collabora con lo scrittore svizzero Gilbert Clavel alla coreografia e scenografia di Balli Plastici, tenutosi a Roma al Teatro dei Piccoli nel 1918. Nei suoi dipinti Depero rappresenta un mondo fantastico di forme vegetali, animali e meccaniche, sintetizzate dinamicamente attraverso vaste campiture di un cromatismo brillante. Insieme a Balla, Depero è largamente responsabile per la vitalità artistica del Futurismo del dopoguerra. Nel 1919 fonda la Casa d’Arte Futurista a Rovereto, ove progetta e costruisce mobili, oggetti, grafiche, manifesti e tessuti in collaborazione con la moglie Rosetta. Tra il 1925 e il 1926 Depero trascorre 18 mesi a Parigi dove sperimenta quella che egli definisce I”‘architettura tipografica o pubblicitaria” ovvero l’applicazione architettonica di elementi tipografici. All’inizio degli anni Trenta Depero realizza un progetto analogo per la fabbrica Campari, per la quale disegna anche svariate campagne pubblicitarie divenute poi famose. Nel 1932 redige il Manifesto dell’arte pubblícitaria. Dal 1928 al 1930 Depero vive a New York, dove arreda famosi ristoranti. Nel 1929-30 disegna le scenografie per The New Babel, messo in scena dalla compagnia di danza American Sketches. Lavora soprattutto come grafico pubblicitario per riviste di grido come “Vanity Fair”, e continua questa attività anche al suo rientro in Italia disegnando copertine per “Emporium”, ‘La Rivista’ (1927) e “Vogue” (1929). Collabora anche a quotidiani e periodici italiani e nel 1933 pubblica cinque numeri della rivista “Dinamo Futurista’. Dopo la Seconda Guerra Mondiale Depero continua a lavorare su commissione per decorazioni di grandi dimensioni. Muore a Rovereto nel 1960.

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